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La mia positività

La mia positività.

Succede che in un giorno di pandemia, mentre sei in fila alle poste, ti arrivi un messaggino – che bel termine demodé – dalla tua ragazza con su scritto due parole:

“Sono positiva.”

Nel giro di tre giorni ti ritrovi del filo da pesca su per il naso, quarantotto ore dopo ti arriva un altro messaggio – non più della ragazza – con su scritto:

Coronavirus RNA qualitativo – tamp. naso-far: POSITIVO.

Da quel momento ecco un susseguirsi di telefonate da numerosi impiegati sanitari a dirti cosa fare e cosa non fare.

Ecco partire la quarantena. Una nuova.

Per le prime ore non fanno che passarti per la testa bestemmie e maledizioni nei confronti della vita, e sicuramente numerose riescono a fuggire dalle tue labbra. Le stesse labbra di quella stessa bocca – la tua – che sta cominciando a perdere qualsiasi percezione del sapore.

Io me ne sono reso conto una sera in cui, per reagire alla vita, mi ero promesso di cimentarmi nella preparazione di una buona cenetta a base di pollo, zucchine e qualsiasi spezia indianeggiante a portata di mano.

Immaginatevi il profumo che dovrebbe scaturirsi: casuale, sbagliato – agli occhi di qualche chef probabilmente – però pur sempre un odore piacevole.

L’avete immaginato?

Bene, dimenticatevelo.

Piuttosto immaginatemi ai fornelli che, non sentendo nulla, continuo a versare tonnellate di quelle spezie.

Niente.

Il sapore?

Sparito.

Il test finale è stato una patatina, di quelle alla paprika, immersa in quella polverina rossa che sembra estratta dai sotterranei di Chernobyl. Nessuna catastrofe biologica si è avventata sul mio palato.

Solo polvere e tristezza.

Intanto al televisore – altro termine demodé – tutti si domandano come mai non possano andare a sciare o debbano spostare la messa di Natale.

Un tipo scherzando ha detto “Quest’anno Gesù Cristo nascerà alle otto di sera!”

E mi è venuto da ridere, non certo per la battuta poco efficace – se non priva di effetto comico – ma perché mi sono messo a pensare al 25 dicembre, quella data assolutamente convenzionale che abbiamo deciso diventasse il compleanno di Gesù.

Una volta ho sentito dire da uno storico – sempre al televisore – che con molta probabilità Nostrosignoregesùccristo fosse nato ad aprile… se così fosse, quale occasione migliore per restituirgli il suo vero compleanno?

L’unico problema è che adesso, ad aprile tendenzialmente lo facciamo morire.

Sì, poi risorge, però non dev’essere una cosa gradevole.

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