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Metaforacce

Quando usciremo di casa

Quando usciremo di casa saremo tutti un po’ più flaccidi. Non grassi, flaccidi. Che è peggio. Saremo di un colorito grigiastro e saremo diventati tutti presbiti o astigmatici.

Un po’ come i vampiri di una volta, mica quelli di oggi.

Ci guarderemo negli occhi a distanza, quegli sguardi che hanno un valore. Quelle occhiate che ci si dava una volta, o forse anche adesso quando nessuno ci vede.

Certo, ci metteremo un po’ di tempo per riconoscerci a vicenda. Ma va bene così, non vedremo l’ora di scoprirci nuovamente. Rischiando anche di rimanere delusi.

Magari ci scappa una lacrima, magari una bestemmia, magari una risata.

Magari qualcuno non vuole uscire, tutto sommato non se l’è passata così male.

Potrebbe scappare qualche abbraccio, ma non tanti, soltanto qualche milione. Fra tutti eh, nessuno escluso. Qualcuno potrebbe vedere degli sconosciuti baciarsi con la lingua in mezzo ad una tangenziale.

Romanticismo inverso.

Poi si creerà una nuova ricorrenza, a ricordare quel periodo di auto-reclusione responsabile. Ogni anno si faranno delle feste, o delle sagre o anche tutt’e due.

Credo che suoneranno delle campane, in quel momento.

Nel giro di una settimana magari ci saremo già dimenticati tutto. Tutti quanti, tranne i vecchi. Loro hanno capito che le cose uno se le deve ricordare bene, scriversele a mano da qualche parte.

Poi quel qualcuno che tutto sommato, a casa ci stava bene, proverà a convincere il mondo che è sbagliato tornare ad abbracciarsi o a camminare sui marciapiedi, è pericoloso ed incosciente. E lo urlerà con un megafono e con un cellulare in mano, prima indossando un pigiama, e poco dopo una giacca e una bella camicia.

E a quel punto quei due che limonavano in tangenziale si staccheranno, si guarderanno attorno e poi magari decideranno di andare sotto casa dell’uomo col megafono in mano, e guarderanno negli occhi pure lui.

Magari poi tutti quanti seguiranno l’esempio e raggiungeranno quella stessa casa e si creerà un assembramento, di quelli pericolosi ed incoscienti, e a quel punto forse l’uomo in giacca e cravatta metterà giù il megafono perché finalmente avrà raggiunto il suo scopo.

Si metterà ad abbracciare il mondo intero, perché alla fine di questo aveva bisogno.

I due della tangenziale proveranno a baciarlo con la lingua, perché le belle abitudini non muoiono mai.

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