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“Let it Be”

Autoindagarsi è un casino.

Autorispondersi è un casino.

Autopercepirsi è un casino.

Autoricercarsi è un casino.

Provate a farlo e poi ditemi, magari mi sbaglio e qualcuno potrà illuminarmi.

Ad esempio, ci provo io: perché utilizzo titoli di canzoni più o meno famose come titoli dei miei pezzi? Non lo so.

Perché non scrivo di me stesso? Non lo so.

Perché quella copertina verde e viola molto trash e a tratti considerabile antiestetica? Non lo so.

E a questo punto la domanda: Ha senso ricercare il senso in tutte le cose? Che senso ha un senso? Che valore ha un senso? Che cazzo è un senso?

Non lo so.

Tipo: perché esistono esseri viventi che schiacciano il dentifricio dal centro invece che dal fondo? Non lo so. Nemmeno loro lo sanno, eppure stiamo parlando di una piaga oramai indebellabile. Si dice indebellabile?

Non lo so.

Dicono che gli stupidi vivano meglio e più a lungo e sono più simpatici. Sarà vero?

Una cosa è vera però, lo scemo del villaggio, dice sempre la verità. A suo modo. Ma lo fa sempre.

Se qualcuno si riconosce come uno di quelli che hanno il problema col dentifricio, me lo dica pure che cerchiamo di risolvere il problema. Che ne so, mettiamo su un gruppo di sostegno, che insieme è sempre più facile.

Una tic tac all’arancia,

Dr. Eleken

Copertina di “Let it Be”, album dei dei The Beatles

3 risposte su ““Let it Be””

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